Cosa sono le emozioni: la Paura

Ansia, timore, preoccupazione, nervosismo, apprensione, esitazione, tensione, spavento, terrore... e pure fobia e panico: ecco i principali componenti della famiglia della Paura.

Ma che cos'è la Paura?

Tra le emozioni cosiddette primarie, la Paura è, sicuramente, una delle più importanti, sia dal punto di vista evolutivo sia perchè può aiutarci a comprendere complicati, ed allo stesso tempo, importantissimi meccanismi che si attivano nel nostro cervello influenzando le nostre scelte più importanti.

Parlare di Paura, infatti, permette di capire meglio cosa accade nel cervello umano quando si trova ad avere a che fare con le emozioni.

Convenzionalmente, si parla di due menti che operano e si attivano in ciascun Essere Umano: una razionale ed una, appunto, emozionale; la prima ha sede nella neocorteccia, la seconda vede come protagonista principale l'attività dell'amigdala (una piccola, ma potentissima struttura che si trova nella parte più interna di ciascuno dei due emisferi). Fattore estremamente interessante: la neo-corteccia si è evoluta proprio dalle strutture "emozionali" già esistenti, a dimostrazione del fatto che, ancor prima di essere in grado di pensare, l'Uomo si è trovato ad avere a che fare con le emozioni.

Solitamente, queste due menti operano in armonia, con l'amigdala che si attiva tipo "sistema di allarme" e la parte corticale (lobo prefrontale sinistro) che passa successivamente in rassegna l'emozione mediando il passaggio all'azione.

Succede, però, che, quando l'emozione in questione è particolarmente forte, la mente emozionale finisce per prendere il sopravvento su quella razionale attraverso una intricata rete di connessioni neurali che collegano l'amigdala al resto del sistema limbico , senza passare dalla neocorteccia, col risultato che, questa sorta di "corsia preferenziale" che si attiva, permette una risposta all'azione più rapida e decisa, ma, ahimè meno elaborata e non consapevole (un po' come l'imprevisto del Monopoli: "Vai a Parco della Vittoria senza passare dal Via!").

Dal punto di vista evolutivo, ciò ha avuto una importanza enorme in termini di sopravvivenza; al giorno d'oggi, però, capita spesso di dover fare i conti con questo "bagaglio strutturale" di cui siamo dotati e che ha permesso, sì, alla nostra specie di sopravvivere ed evolversi, ma al momento attuale, pare proprio non ci sia molta sincronia tra la civilizzazione che si sviluppa in maniera irrefrenabile ed il lento ed imprevedibile processo dell'Evoluzione che non sembrano affatto andare di pari passo.

Per dirlo con le parole di Daniel Goleman: "... troppo spesso ci capita di dover affrontare dilemmi postmoderni con un repertorio emozionale adatto alle esigenze del Pleistocene" ("Intelligenza Emotiva" Daniel Goleman, 1996).

Ancor di più se si tratta di Paura, che è una delle emozioni più ancestrali e complesse di cui siamo capaci.

Vediamo perchè.

Dal punto di vista fisico, la Paura prepara il corpo ad una reazione di combattimento o fuga facendo defluire il sangue verso le gambe perchè possano, appunto, prepararsi a scattare velocemente e, nel contempo, immobilizza tutto il resto del corpo (respiro compreso) come istinto necessario per valutare cosa dover fare (scappo o mi nascondo?). Contestualmente, ormoni corticotropi (situazioni di stress) vengono rilasciati in grandi quantità in modo da mettere tutto l'organismo in stato d'allerta. A questo punto, tutta l'attenzione è rivolta alla minaccia incombente.

Ora, in tempi in cui era all'ordine del giorno il pericolo di essere sbranati vivi da qualche altro animale questo meccanismo ha senz'altro dato i suoi frutti (tanto che è arrivato fino a noi). Oggigiorno, però, possiamo, invece, dire che non sempre ci è d'aiuto.

Si pensi che, ad esempio, la reazione di combattimento o fuga tipica della Paura risulta esattamente opposta dal punto di vista di attivazioni neuronali e fisiche alla cosiddetta "risposta di rilassamento", ovvero la reazione che il nostro organismo ha in corrispondenza di sentimenti come l' Amore e la Tenerezza (che attivano il sistema parasimpatico). Proprio così: l'opposto dell'Amore non è l'Odio, bensì la Paura!

E quando essa si impadronisce di noi, la situazione diventa difficile da gestire soprattutto per gli esemplari umani adulti i quali, non sempre, riescono a gestire l'impulso inviato dalla mente emozionale, che, spesso, porta con se' frammenti di esperienze vissute da piccoli, ancor prima di aver acquisito il linguaggio parlato ed inerenti al rapporto con i propri genitori (ma per questo ci vorrebbe una intera trattazione a se', per cui, fermiamoci qui!).

La mente emozionale funziona per "associazione": ciò che suscita il ricordo di una realtà diventa realtà.

Concetto simile a ciò che Freud definisce il "Processo Primario" del pensiero per il quale, in soldoni, la realtà diventa ciò che viene percepito, ciò che appare, in base alle associazioni libere che hanno luogo nella mente emozionale.

Quindi, se qualcosa mi ricorda una situazione che ho archiviato come "pericolo" poco importa che lo sia davvero o meno, la mia mente emozionale si attiva e va avanti per la sua strada, sulla base di convinzioni parziali e frammenti di realtà che ammettono solo reazioni categoriche percepite come l'unica realtà possibile, escludendo ogni possibilità di analizzare possibili sfumature o realtà diverse da ciò che è già stato vissuto.

Tutto questo in maniera istintiva, senza che minimamente ci rendiamo conto del perchè del nostro agire così tanto "sentito", ma non realmente consapevole (tanto che questo processo esclude inizialmente l'attivazione della neocorteccia, ovvero della consapevolezza).

Si percepisce, quindi, la realtà attraverso una ricostruzione parziale su base associativa di frammenti di realtà vissute ed archiviate come "pericolo".

In pratica, si salta alle conclusioni senza saperlo e rischiando di fare un gran casino!

La cosa da tenere a mente, però, è che questo è un processo difensivo, la nostra mente emozionale si attiva in "buona fede", perchè è abituata ad intervenire in corrispondenza di pericoli da "o scappi o la vita!".

Sentimenti ed emozioni sono importantissimi per la mente razionale poichè aiutano ad individuare la direzione giusta che poi la razionalità proseguirà. Quindi tutto ciò che impariamo nel corso della nostra vita è fondamentale per poter continuare e prendere decisioni importanti senza commettere errori già commessi. Quando, però, il ricordo emozionale è particolarmente forte (e non "risolto"), in special modo quello riguardante la Paura, allora ciò che si attiva è la "corsia preferenziale" che mette l'organismo in stato di allerta attivando il confronto associativo con i frammenti delle esperienze passate, portando a reazioni precipitose (combattimento, fuga o immobilità) rispetto alla realtà che si sta vivendo e, quindi, non permettendo la giusta collaborazione fra mente emozionale e mente razionale necessaria per poter agire consapevolmente (per dirla alla Goleman, avviene un "sequestro emozionale").

Tutto questo sistema complesso ed intricato si attiva in un secondo circa, a prescindere dalla nostra volontà (arrivando all'attacco di panico in situazioni non controllate).

Bene, quindi, cosa fare?

Poichè, fortunatamente, non sono più così frequenti ed all'ordine del giorno situazioni in cui sia davvero necessario prendere decisioni immediate per assicurarci la sopravvivenza e considerato che, tutto sommato, la bellezza della nostra specie risiede anche nelle capacità e possibilità comunicative che ci consentono, in ogni momento, di esternare le nostre emozioni ed esprimere i nostri sentimenti attraverso gesti, parole, messaggi e simili, forse, a pensarci, può effettivamente non essere così astruso e difficile prendersi quel secondo in più per interrogarci, in primis, sulla reale natura del "pericolo" che fa scattare le nostre reazioni difensive. Prenderci il tempo di un respiro per cercare di capire ed accogliere il messaggio della amica amigdala, sempre lì, pronto a saltar fuori e ad essere letto come una minaccia, mentre, spesso, cerca solo di attirare la nostra attenzione per aiutarci a chiarirci le idee. Potremmo, ad esempio, cercare il faccia-a-faccia con queste reazioni come quando ci troviamo faccia-a-faccia con una persona che non parla la nostra lingua: lì per lì è il caos, ma poi, piano piano, riusciamo a capire ed a farci capire.

Ora, è vero che non è sempre così semplice, perchè si ha realmente a che fare con cose chiuse a chiave, "cementizzate", di cui, spesso, intravediamo solo frammenti. Ma, piano piano, accettando il fatto che sono parte di noi, è possibile riportarle ad un piano più chiaro e luminoso dal quale riuscire a superarle (la psicoterapia non è una vergogna, è volersi bene!).

La paura è tra le più affascinanti emozioni di cui l'Essere Umano possa disporre proprio perchè, attraverso di essa, attraverso reazioni e comportamenti dettati da questa emozione, è possibile capire oggi, significati di esperienze vissute in passato ed orientarci, così, fiduciosi e leggeri, verso le migliori scelte future possibili.

E, magari, in nome di quella Evoluzione così lenta, ma inevitabile, allenarci ad accogliere queste parti di noi così meravigliosamente istintive ed ancestrali cercando di "educarle" ad una dimensione più in linea rispetto all'oggi "civilizzato": ciascuno di noi ha un proprio bagaglio di paure irrisolte, solo che, spesso, sembriamo dimenticarlo; non sempre siamo in grado di interpretarne i messaggi, che arrivano "da lontano" ed in una lingua arcaica che non conosciamo (e ciò che non conosciamo, si sa, di per se', ci spaventa). Ancor meno siamo in grado di condividere a cuore aperto le nostre paure più segrete ed incomprese, magari perchè temiamo il giudizio degli altri. Eppure, l'ammissione di paura  innesca il processo empatico; l'empatia si basa sull'ascolto e la comprensione; ascolto e comprensione portano al confronto; il confronto è, di per se', evoluzione del pensiero.

D'altra parte, il cinema stesso ci insegna che, di ogni spaventosa realtà, esiste sempre un modo per poterci ridere su e superare, così, tutte le paure.

 

 

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