CHE COS’E’ L’AMOR? L’Uomo e le relazioni amorose

Alla ricerca di una definizione che mi soddisfacesse in materia di “Amore”, mi sono resa conto che sì, esistono tanti diversi punti di vista che lo definiscono in base a determinati suoi aspetti, ma, stringi stringi, che cos’è? Eppure chi non lo conosce, chi non c’ha avuto a che fare almeno una volta? L'Essere Umano, grazie alla sua particolare conformazione cerebrale, pare proprio essere predisposto a questo “fenomeno”, pur, ahimè, non riuscendo a comprenderlo fino in fondo. Ma in che modo si manifesta nell'Uomo e perchè? Che l'Amore sia una forza motrice alla base di tutto o il risultato dell'evoluzione umana (visione un tantino uomo-centrica?), ciò che pare inconfutabile è il fatto di essere equipaggiati in un modo tale da provarlo e porlo alla base delle nostre relazioni sociali. Trattandosi di un fenomeno complesso, ovvero costituito da più elementi che, insieme, creano una unità funzionale (l’Amore, appunto), non può meravigliare il fatto di non essere (ancora) in grado di penetrarne il significato più autentico (siamo sì la specie più evoluta, attualmente, sulla Terra, ma siamo anche una specie relativamente giovane e, ad oggi, consapevole solo di una ridotta percentuale delle capacità del nostro cervello, per cui, insomma, ci può anche stare che non ci sia dato sapere proprio proprio tutto, no?). Quello che, però, possiamo fare è cercare di capire il comportamento umano rispetto al fenomeno dell'Amore e mettere in luce aspetti comuni e differenze del suo manifestarsi. Quando si ha a che fare con il comportamento dell'Uomo, non si può prescindere dal considerare la parte più istintiva che fa parte della nostra natura di animali umani e quella, invece, che scaturisce dal grado evolutivo della nostra specie. Evoluzionalmente parlando, infatti, le strutture cerebrali dell'Uomo sono più complesse e comprendono sia la parte più ancestrale ed istintiva (comune anche agli altri vertebrati) che tutta quella parte che assolve alle funzioni “specie-specifiche” più elevate come la percezione, il pensiero, il linguaggio, la memoria e il comportamento emozionale. Motivo per cui, per poter comprendere il rapporto Uomo-Amore, dobbiamo considerare la questione sia dal punto di vista naturale, quindi scientifico, che da quello sociale, in maniera scissa, ma inscindibile. A differenza degli altri animali, l'Uomo è capace di consapevolezza emozionale e questo, in parole povere, rende possibile l'upgrade dalle emozioni ai sentimenti (per un approfondimento in materia di Emozioni leggi qui): il bisogno primario della prosecuzione della specie non è assolto stagionalmente, ad esempio, come per alcune altre specie animali, bensì è inserito in precisi contesti sociali nei quali la maturazione e la condivisione di determinati sentimenti porta al risultato della procreazione intesa come creazione di un nuovo nucleo familiare i cui legami sopravviveranno anche ai componenti stessi del nucleo. O, almeno, così dovrebbe essere. Succede, però, spesso, che le due componenti animale e sociale non siano sempre allineate come l'Evoluzione della nostra specie richiederebbe, bensì capita che l'una possa prevalere sull'altra e viceversa. E questo è uno dei principali motivi per cui, ad oggi, si continua a chiamare Amore ciò che non lo è.

Erich Fromm nel suo bellissimo trattato su "L'Arte di Amare" afferma: “Sembra un paradosso, ma nell'Amore due esseri umani diventano uno e, tuttavia, restano due”. Ecco che la maturità e la consapevolezza dell'individuo sono la condizione sine qua non perchè si possa parlare di Amore nelle relazioni fra gli esseri umani.

Ma andiamo per gradi. Prendendo in considerazione la parte naturale, si scopre che l'esperienza amorosa, in tutte le sue fasi (dal corteggiamento, all'innamoramento, al sentimento consolidato) è caratterizzata, non solo da atteggiamenti più o meno simili e ricorrenti, bensì da specifiche “sostanze” ed attivazioni neuronali comuni a tutti gli esseri umani che la sperimentano. Reazioni chimiche così “invasive” da interferire nelle nostre decisioni o da creare dipendenza.

La prima di queste “sostanze” a far capolino è, sicuramente, l'ADRENALINA, un (neuro)ormone secreto dalle ghiandole del surrene che , in generale, viene rilasciato quando si è in presenza di forti emozioni, specialmente in situazioni avvertite come di “pericolo” e per le quali siano necessari fuga o combattimento. Comporta aumento della pressione sanguigna, dilatazione dei bronchi e delle pupille. Interessante come sia il primo “segnale” del nostro organismo alla comparsa dell'Amore, no? Col proseguire del rapporto si ha l'aumento di desiderio ed eccitazione, così come di DOPAMINA e, man mano che si approfondisce il rapporto, si ha l'aumento anche di altri due neurotrasmettitori legati alla dopamina, la NORADRENALINA e la FENILETILAMINA che provocano insonnia, riduzione dell'appetito, pur facendoci sentire energici, quasi “invincibili: suona familiare? Intanto lo “sconvolgimento” emozionale provocato da questo afflusso ormonale continua il suo corso (se a continuare è anche il rapporto amoroso) con l'ipotalamo che provvede alla stimolazione di OSSITOCINA, nota anche come “ormone dell'Amore” che viene rilasciata durante l'orgasmo, ma anche durante, ad esempio, il parto e l'allattamento, e che concorre alla creazione ed al mantenimento di legami emozionali tra i partner così come nei confronti della prole, favorendo, quindi, il consolidamento del legame amoroso e l'accudimento. (Tra l'altro, al riguardo, sono stati fatti alcuni esperimenti sui topi che hanno dimostrato la necessità di questo ormone ai fini della formazione del nido e dell'amore per i figli: in assenza di ossitocina, i topi-genitori finivano col divorare i figli).

Sempre durante l'orgasmo, si ha il rilascio anche di VASOPRESSINA, un neurotrasmettitore che conferisce calma ed appagamento all'organismo, ma anche "memoria" emozionale dell'atto e senso di territorialità: pare sia, quindi, responsabile, neurobiologicamente parlando, della fedeltà e della monogamia del rapporto.

Ecco, quindi, che arrivano loro, le ENDORFINE, proteine "speciali" non solo per il loro effetto rilassante, ma anche perchè queste sostanze concorrono al passaggio dal contatto fisico al legame sentimentale e viceversa: vengono sì prodotte a seguito dell'atto sessuale, ma anche successivamente, durante la costante presenza del partner. Forse è (anche) a causa loro che molte relazioni amorose a distanza finiscono per fallire.

Il punto è che, dopo un certo periodo di tempo (solitamente tra i 18 ed i 30 mesi) il nostro cervello finisce per assuefarsi alle sostanze rilasciate nelle fasi precedenti dell'Amore, ragion per cui inizia a produrre endorfine, legate alla presenza del partner che, così diventa colui (o colei) che toglie la tensione, che fa stare tranquilli e fa sentire "al sicuro". (Ad ogni modo, attenzione, perchè non solo l'Amore, ma anche il cioccolato è in grado di produrne parecchie!).

Se questo è quello che accade indistintamente al nostro organismo affetto da “Amore”, quello che accade a livello di “interazione”, invece, apre prospettive molto più varie. Da questo punto di vista, infatti, entrano in gioco sia aspetti di personalità (e quindi diversi da individuo ad individuo), che aspetti legati alle contingenze sociali.

Entrare in interazione con un'altra persona non è mai facile perchè richiede una sorta di predisposizione all'altro che, a sua volta, implica una certa padronanza di se' per evitare incomprensioni, malcontenti, non-comunicazione. Proviamo quindi ad immaginare come la questione si complichi nell'interazione amorosa che richiede di esporre quelle parti di se' più nascoste e fragili.

La complessità del sentimento amoroso risiede anche nel fatto che esso comporta necessariamente la richiesta di tutta una serie di “condizioni” alle quali l'individuo si trova esposto e, pertanto, è necessario che sia “pronto”. Come visto, la prima reazione del nostro cervello all'Amore è quella di pericolo, lotta, fuga: è sulla base della consapevolezza che, poi, la corteccia prefrontale invia segnali di “TUTTO OK, NESSUN PERICOLO” all'amigdala. Ma in individui che, ad esempio, hanno subito traumi o abusi, spesso, la reazione di fuga o lotta è più forte perchè più sviluppata, per cui estremamente difficile da superare.

Ecco che il tema della CONSAPEVOLEZZA è un elemento cardine anche in termini di Amore. Citando sempre Fromm: “... l'Amore non è un sentimento al quale ci si possa abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità. […] ogni tentativo d'amare è destinato a fallire se non si cerca di sviluppare più attivamente la propria personalità”.

Per un approfondimento sulle tipologie di Amore-non-Amore  >>>

With Love ...

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