“Siamo ciò che mangiamo” alias siamo rovinati! Il Comportamento Alimentare dell’Homo di oggi

Trattare d'Alimentazione al giorno d'oggi, è sempre un po' difficile perchè ci si ritrova, spesso, a doversi confrontare con molteplici tipologie di approccio all'argomento (dai vegetariani, ai veganifruttarianilocavoricarnivori tanto per citarne qualcuno) che rischiano di deviare dalla questione; questione che, a mio avviso, deve essere affrontata super partes perchè si possa davvero riuscire a capire da dove si sia originata e per poter, così, intravedere dove porterà. 

L'Essere Umano dei nostri tempi, infatti, ha in sè aspetti propri della specie di appartenenza, e comuni ai primissimi Uomini, ed aspetti completamente nuovi, evolutisi nel corso di millenni di adattamento e che, probabilmente, sopravviveranno negli esemplari futuri.

La specie Homo, infatti, nacque erbivora (frugivora in realtà) e, successivamente, si evolvette in onnivora a seguito delle Glaciazioni del Pleistocene che costrinsero l'Uomo a cibarsi della carne delle carcasse cacciate da altri animali perchè le condizioni climatiche non consentivano di trovare altro di cui potersi cibare. 

Man mano che si è evoluto, l'Uomo ha, poi, perfezionato la propria attitudine alla sopravvivenza attraverso scoperte ed invenzioni (inizialmente più o meno casuali, successivamente, via via ricercate e studiate) rafforzando le proprie capacità sociali e di aggregazione, sviluppando e differenziando linguaggi e culture , usi e costumi, spesso completamente diversi tra loro. 

L'Homo dei nostri giorni, quindi, è, senz'altro, natura e biologia, ma anche cultura, tradizioni, abitudini. 

A questo punto, per poter procedere nell'analisi del Comportamento Alimentare dell'Uomo di oggi, risulta necessaria, innanzitutto, una precisazione: la differenza fra  "mangiare" e "nutrirsi". L'atto dell'alimentarsi, infatti, scaturisce dal bisogno primario di nutrire il nostro organismo affinchè possa mantenersi sano ed in vita. Nella concezione di alimentazione maggiormente diffusa oggi, questo bisogno primario è stato influenzato da fattori culturali, da abitudini e da tradizioni che hanno portato ad un concetto diverso di alimentarsi (il mangiare per tradizione, per gusto, per convivialità).

Tradizioni ed usanze in genere sembrano, quindi, aver preso il sopravvento rispetto alle esigenze naturali di nutrimento finendo per diventare espressione del cosiddetto "Progresso".

Al giorno d'oggi, infatti, il "procacciamento di cibo" avviene in grandi supermercati nei quali è possibile trovare qualsiasi cosa, dalla verdura fuori stagione e proveniente dall'altra parte del Globo, ai tipi di carne più disparati e confezionai, surgelati, macinati, essiccati ... Ma se questo progresso senza pari da una parte ha portato a differenziare, arricchire ed a far conoscere aspetti incredibilmente interessanti delle diverse culture sviluppatesi sulla Terra (dalle innovazioni culinarie, alle tradizioni durante festività e ricorrenze, al perfezionamento delle tecniche di conservazione degli alimenti ... ) dall'altra rischia di allontanarci in maniera definitiva dalla nostra natura. 

D'altronde, già nel 1933 G. I. Gurdjieff scriveva: "L'Uomo contemporaneo, a causa di certe condizioni di vita ordinaria quasi impercettibili che sono fermamente radicate nella civiltà moderna, e che sembrano essere diventate, per così dire, 'inevitabili' nella vita quotidiana, ha gradualmente deviato dal tipo naturale che avrebbe dovuto rappresentare [...]" ( Il Nunzio del Bene Venturo, G.I. Gurdjieff, 1933)

(Non è che si debba pensare di tornare ai tempi della clava, ma Evoluzione, ad un certo punto, significa anche consapevolezza!).

Tra gli aspetti della "vita ordinaria" legati al Progresso non può non essere preso in considerazione il regolare e costante utilizzo di sostanze additive "extra alimentari" negli alimenti, allo scopo, ad esempio, di renderli esteticamente più appetibili; aumentarne il periodo naturale di conservazione e così via. Alcune di queste sostanze sono, piano piano, diventate più note (riferimento attuale, il famoso Olio di Palma), anche se non sempre in maniera totalmente veritiera; altre, la maggior parte, rimangono sconosciute o, al massimo, una "voce" ricorrente tra gli ingredienti dei prodotti: Glutammato Monosodico, Ftalati, Bisfenolo-A e tutta la serie di coloranti E100, E110, E... Giusto per citarne qualcuna, ma sono davvero molteplici le sostanze che si trovano (ma non si vedono!) negli alimenti di cui ci cibiamo.

E perchè mai è così importante conoscerle?

Perchè alcune di esse possono far sembrare buono e fresco un alimento che non lo è, ad esempio; altre, come alcuni ormoni utilizzati per gli imballaggi, finisco poi per trasferirsi nell'alimento; altre ancora, innescano reazioni chimiche dannose, ad esempio, con l'aumento della temperatura (fase di cottura). 

Gli alimenti (no, non sono più quelli del tempo dei nostri nonni!) si "caricano", quindi, di queste altre sostanze  che noi ingeriamo attraverso il cibo e che, contestualmente, vanno ad accumularsi nel nostro organismo o ad innescare, a loro volta, altre reazioni bio-chimiche al suo interno (quindi dentro di noi!) con tutto quello che ne può conseguire in termini di salute. Se poi aggiungiamo il fatto che gli alimenti stessi sono "trattati" con altre sostanze (moltissimi allevamenti, ad esempio, utilizzano ormoni ed antibiotici per velocizzare i processo di crescita degli animali e queste sostanze rimangono nella carne di cui ci nutriamo).

Il tutto senza che ce ne rendiamo minimamente conto (almeno non nell'immediato, ma questo fenomeno è alla base dell'insorgere di svariate malattie). 

Ecco, quindi, che la questione dell'essere onnivoro, vegetariano, vegano etc... passa in secondo piano rispetto all'esigenza di educazione e di informazione sull'argomento, ai fini della salute stessa. 

Informare sul come fare per leggere correttamente le sigle marchiate sopra ogni uovo è utile, ma lo sarebbe, sicuramente, di più se lo si facesse in maniera preventiva e non riparatoria, al momento in cui se ne verifica l'occorrenza!

A mio avviso, ognuno dovrebbe essere messo (e dovrebbe mettersi!) nella condizione di conoscere e capire, in modo da valutare i pro ed i contro della questione, domandandosi il perchè ed il per come un alimento sia arrivato sullo scaffale di fronte a noi. 

Lettura delle etichette, controllo della provenienza, scelta della filiera corta sicuramente denotano un atteggiamento coscienzioso e consapevole all'argomento. Ed una informazione globale ed un confronto più veritieri e mirati ad educare sarebbero, senza dubbio, d'aiuto. 

A questo punto sì, che si potrebbe, a mio avviso, parlare di SCELTA alimentare. Ed in questa scelta comprendo anche il rifiuto ad un eventuale cambiamento di approccio, purchè realmente cosciente e motivato, perchè solo in questo modo potrà dirsi frutto di una vera e propria scelta personale e non il risultato di automatismi dettati da regole più o meno legittime di mercato. 

Qui alcuni link dove poter trovare un po' di informazioni utili:

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