Il Linguaggio del Corpo durante un Colloquio di Lavoro

 

Qualche tempo fa, mi è stato chiesto di dare qualche suggerimento in merito a quale sia il Comportamento motorio-gestuale migliore da adottare durante un colloquio di lavoro. 

Ecco qui parte dell'intervista.

Ringrazio Letizia Magnolfi per le domande e per l'ottimo lavoro che svolge attraverso la sua pagina Elaborazione CV e Selezione Offerte Lavoro   

 

                                                           

  • Ciao Miriam, qual è il significato più appropriato di Comportamento legato alla Comunicazione, qual è il tuo punto di vista sulla loro relazione?

Comportamento e Comunicazione sono ambiti che rientrano in svariate realtà, per cui i punti di vista (di studio) al riguardo sono molteplici. Il mio scopo è quello di continuare a conoscerli per poterli, in qualche modo, unificare, pur mantenendone le rispettive diversità intrinseche.

  • Quanto è importante a tuo avviso il linguaggio del corpo nello stabilire una relazione con l’altro?

Una delle cose a mio avviso più affascinanti dell’Essere Umano è il fatto che rientra anch’esso nell’ordine naturale di tutto ciò che ci circonda. Il punto è che, spesso, forse troppo, ce ne dimentichiamo. Ed è anche normale che sia così: il nostro livello evolutivo ci ha portati a comportamenti quotidiani, scoperte, invenzioni che ci caratterizzano e ci rendono una specie palesemente ben distinta dagli altri “animali”. Questo, però, fino a quando consideriamo la cosa dal punto di vista delle differenze. Ma cos’è che, invece, ci accomuna ad un cavallo, ad un cane, ad un topo? Affrontando la questione in questo modo, si scopre che il nostro cervello è sì più “evoluto” (in termini prettamente darwiniani) rispetto ad altre specie, ma, nella sua parte più ancestrale, esso è dotato delle stesse strutture che si ritrovano negli animali a noi più “vicini”. E questa parte è quella che si occupa e determina l’esperienza delle emozioni. Proprio così! La paura provata da un gatto è quella provata da un Uomo possono essere definite come la stessa emozione.

  • In cosa sussistono allora le differenze? Cosa contraddistingue il nostro essere?

Quello che, invece, è diverso è che noi Esseri Umani non ci fermiamo all’esperienza emozionale; abbiamo “in dotazione” un secondo processo che si attiva immediatamente dopo e che ci porta alla consapevolezza dell’emozione. Ora, il fatto strepitoso è che noi Umani abbiamo a che fare con le emozioni continuamente: con quelle che proviamo così come con quelle che provano gli altri, così come quelle che arriviamo a provare interagendo con qualcun altro. Ecco perché è fondamentale imparare a saper riconoscere le proprie emozioni (e poi quelle degli altri) partendo dal sapere che cosa sono e cosa significano, lavorando, in primis, sulla consapevolezza e sull’osservazione dei nostri movimenti e sulle nostre reazioni.

  • Perché è importante il linguaggio del corpo durante un colloquio di Lavoro?

Il linguaggio del corpo, come abbiamo visto, è importante in qualunque tipo di situazione e lo diventa ancora di più quando entriamo in interazione con qualcun altro: in questa situazione entrano in gioco svariati altri fattori (non verbali e para-verbali) che dicono molto di più del contenuto delle parole che pronunciamo. Un colloquio di lavoro è, sicuramente, una delle situazioni più difficili da sostenere perché il contesto, le caratteristiche personali, così come la necessità stessa di ottenere quel determinato lavoro, possono influire negativamente sull’impressione che diamo, se non siamo in grado di gestirle.

  • Quali sono gli errori da evitare?

Beh, premesso che non esiste un manuale del comportamento migliore o peggiore (o meglio, esistono, ma di solito, lasciamelo dire, lasciano proprio il tempo che trovano!), il motivo per cui non è possibile una generalizzazione al riguardo è che ognuno di noi è una realtà unica, formata da esperienze, tratti caratteriali, paure, obiettivi, competenze emozionali diverse. Per cui un “manuale” con le cose da fare e quelle da dover assolutamente evitare potrebbe anche risultare controproducente perché rischierebbe di far apparire la persona “costruita”, con tutto quello che ne consegue rispetto all’impressione che ne risulterebbe.

  • Quali consigli ci puoi dare?

Quello che consiglio, invece, è di cercare di essere il più spontanei possibile e per “spontanei” intendo “veri”; di sorridere, perché sorriso chiama sorriso, è un istinto naturale caratteristico della nostra specie; di gesticolare se, solitamente, lo facciamo mentre parliamo, ma di non sforzarsi di farlo se, al contrario, abitualmente non rientra nel nostro comportamento spontaneo (non è vero che una o l’altra cosa è prova inconfutabile di menzogna!). Non sottovalutate il contatto visivo: cercate di guardare negli occhi il vostro interlocutore perché è così che noi Umani entriamo in connessione fra noi; siate presenti a voi stessi, prestate cioè attenzione alle vostre emozioni di quel momento, così da poterle gestire. In questo caso, se vi rendete conto di essere particolarmente “emozionati”, non preoccupatevi e, piuttosto, fatelo presente (scusandovi) al vostro interlocutore, vedrete che ne terrà conto e cercherà di mettervi a vostro agio. Piuttosto, arrivate al colloquio ben preparati e non dimenticate che, spesso, ahimè, può capitare che chi sta dall’altra parte non abbia una formazione specifica sull’analisi del comportamento, per cui piuttosto, preoccupiamoci di essere chiari, per non rischiare di essere fraintesi.

  • Quali sono le mosse vincenti, l’atteggiamento giusto da tenere?

A parte quello che ho già un po’ suggerito, direi che sia fondamentale mantenere un atteggiamento formale e professionale, col quale però cercare di essere spontanei. La stretta di mano è, senza ombra di dubbio, molto importante (anche perché è il primo vero contatto fra le parti); ma si torna lì: non può essere appresa, fa parte della personalità della persona. Una cosa a cui poter prestare attenzione, invece, sono le mani, più specificamente, i gesti che portano a situazioni di apertura o chiusura. Nel caso delle mani, i gesti che indicano “apertura” e, quindi, sincerità, sono quelli che comportano l’esposizione dei palmi. E’ un comportamento che ci portiamo dietro da secoli! Storicamente, infatti, agli abitanti che andavano di villaggio in villaggio era richiesto di mostrare i palmi in segno di onestà, per dimostrare che non nascondevano armi.

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